Aiuta Cittadinanza

"Si sa: Lo sguardo di un bambino arriva in profondità,tanto che a volte ti mette a disagio. Quello di un bambino che soffre, poi, Leggi

La depressione per chi la vive e per chi vive accanto a chi ne soffre

Il team mhGAP dell’OMS ha lanciato un nuovo video sulla depressione. E’ molto interessante ed ha l’obiettivo di aiutare chi soffre di questa malattia ed anche coloro che vivono accanto e si prendono cura delle persone affette da depressione. Il video è momentaneamente disponibile solo in lingua inglese, ma è molto chiaro e speriamo aiuti a riflettere su questo problema di salute mentale e sulle sue possibilità di guarigione, mantenendo sempre viva la speranza.

 

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Uno sguardo al passato: l’esperienza di Cittadinanza in Serbia

Cittadinanza ha operato in Serbia tra il 2002 ed il 2008. Nel 2002 ha inaugurato un Centro Diurno nel comune di Comune di Smederevska Palanka. nel 2007 il Centro Diurno è stato ufficialmente registrato dai Servizi Sociali del come struttura facente parte della sua rete di Servizi sul Territorio ed il Ministro degli Affari Sociali si è impegnato formalmente ad aprire 20 centri dislocati in tutta la Serbia.

Per noi è stato un successo grandissimo, al quale non potevamo prescindere…perché questo che leggete sotto è quello che abbiamo visto ad 1 anno dal nostro arrivo in Serbia:

Massimo Nava – Corriere della Sera (con la collaborazione di Elizabet Vasil)

Ottomila sepolti vivi nei manicomi della Serbia
Viaggio fra i dannati di Kulina: vecchi e bambini legati ai letti, negli orfanotrofi molti ragazzi abbandonati.

Kulina (Serbia meridionale) – “Questo è il mio letto e questi sono i compagni di gioco”, racconta Angela, 9 anni. “Qui vivo da quando sono nato”, racconta Bojan. Ogni sera, sulle televisioni serbe, scorrono immagini di abbandono e sofferenza inauditi, uno “spot” sugli ultimi degli ultimi, che ha suscitato indignazione e una gara di solidarietà internazionale.
Il letto di Angela è un materasso bucato e sporco, infilato fra sbarre arrugginite. I compagni hanno la testa rapata, sguardo perso, volto deforme e non possono giocare, perché imprigionati nella camicia di forza. La tv manda in onda la vita vegetale di Angela, sporcizia, rubinetti di acqua gelata, fumi del rancio e muffa dei muri scrostati e pare di sentire la nausea e gli odori di questo inferno, la “mostruosa innocenza” di cui parlava Foucault. Angela vive a Kulina, ospedale per malattie mentali nel sud della Serbia.
Come un “lebbrosario”, da nascondere ai normali, che, per la prima volta,ha aperto le porte ad un giornale occidentale. Padiglioni fatiscenti, aggrappati ad una collina, mimetizzati da neve e boscaglia, così lontani dal mondo civile che un cervo zampetta attorno alla rete di cinta. Fa freddo, e i malati se ne stanno rannicchiati per terra, vicino alla stufa. Ci sono i bambini e quelli che qui dentro sono diventati più matti e vecchi. Tutti insieme. Soltanto esserini di pochi mesi vivono in un reparto separato. Molti presentano segni di denutrizione, pelle piagata, ferite provocate da risse e scatti d’ira incontrollabili per mancanza di sedativi. Qualcuno è legato alle sbarre dei letti. Altri, al letto sono condannati anche dall’handicap fisico.
Non c’è bisogno di essere medici per verificare condanne della natura e deformità che spuntano fra sbarre di letti allineati, ma si insinua il dubbio che qualcuno sia stato depositato soltanto per vergogna o per sbaglio. Milan, risultato normale a 7 anni, è stato adottato da una coppia della Vojvodina. Suzana aveva due giorni quando è stata portata qui dalla madre, violentata da paramilitari croati a Vukovar. Adesso Suzana ha 9 anni, ride senza un perché, ma sembra lucida quando usa le proprie parole che ha imparato: “Verrà a trovarmi la mamma”. Caterina ha compiuto otto mesi e illumina la culla con grandi occhi azzurri, in attesa della pappa che non arriva, perché l’ unica infermiera è impegnata con un piccolo mongoloide.
Nello stanzone gelido, decine di internati di tutte le età sono affidati a Tragica e Radica, impiegate da un trentennio, trasformate in anziane balie che, come nelle favole, ricordano il tempo lontano in cui arrivavano giocattoli e cerotti, pillole e caramelle, carta igienica e lenzuola nuove.
Orfani, abbandonati, handicappati fisici e mentali, al tempo di Milosevic erano una vergogna da nascondere, “depositata” in infime istituzioni totali. Dieci anni di guerre hanno provato queste strutture anche del minimo vitale, mentre hanno fatto crescere il numero dei dannati, i frutti rifiutati di traumi da bombardamento, di cure sbagliate, di stupri etnici e violenze domestiche, forse di contaminazioni, dal vento di Chernobyl alle polveri di uranio.
Il lager di Kulina è l’ultimo girone di una dannazione che conta almeno 8mila vittime, fra orfanotrofi, centri di rieducazione e manicomi. Soltanto il 20% sono orfani, il resto sono ragazzi abbandonati. Almeno duemila sono malati mentali e dovrebbero essere curati in modo civile. Gli altri potrebbero essere reinseriti in una società che speriamo torni ad essere anch’essa normale.

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“A positive journey”- Terzo meeting dei partners a Siualiai (Lituania)

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Parlano della Casa di Paolo e dell’iniziativa dell’ICE BUCKET COMPETITION organizzata dagli Amici dell’Hotel Baltic

 

Un bell’articolo su “Il Centro”, che parla di noi, delle iniziative dell’Hotel Baltic in nostro favore e della consegna del ricavato al presidente Maurizio Focchi! Ancora grazie a tutti gli Amici del Baltic!

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